Un amore dell’ordine, di chiaro stampo borghese, Goethe lo ereditò dal padre, Johann Caspar, secondo Thomas Mann. Un’austera condotta di vita era il principio ineludibile cui lo scrittore tedesco doveva sottostare: tale condotta degenerò in vecchiaia – sia nel padre che nel figlio – in un’ostinata pedanteria e in una mania collezionistica. Nell’autobiografia, intitolata “Poesia e verità”, lo stesso Goethe racconta, nel richiamare l’ascendente che aveva su di lui, che suo padre era ossessionato, “fino all’assurdo”, dall’urgenza di portare a termine, ad ogni costo, “una cosa comunque intrapresa”.
La lettura comune di un libro, una volta cominciata, doveva essere finita, per noiosa che fosse questa pratica. Così il padre – scrive con una vena di ironia Mann in un saggio dedicato a Goethe – si ostinava sempre a concludere ciò che aveva iniziato, anche se l’impresa si rivelava non solo incomoda, ma anche inutile”. Johann Caspar non tollerava che gli schizzi di Wolfgang rimanessero incompiuti: di conseguenza, tracciava di propria mano attorno ad essi linee di cornice per costringere il fanciullo alla completezza e alla precisione. L’imperativo etico e produttivo del “finire” fu certamente un correttivo necessario all’indole di Goethe, incline alla stanchezza e “voracemente inquieta”.
Scrive Mann: “Perché un’opera giunga a realizzarsi è necessario che all’egoismo del sogno si contrappongano impulsi di simpatia e di disponibilità sociale o, se vogliamo, borghese. E chi può dire se il Faust avrebbe mai raggiunto quel tanto di compiutezza esteriore di cui l’opera interiormente infinita era suscettibile, se quel genitore borghese non avesse ben piantato nell’anima del fanciullo l’imperativo pedagogico del ‘finire’”.
Dal canto suo, Goethe afferma che “la maniera vuole sempre aver già finito e non prova godimento nel lavoro. Invece il talento vero trova la sua felicità più alta nell’esecuzione”. Per lo scrittore, non si dovrebbe pensare a “finire”, così come “non si viaggia per arrivare, ma per viaggiare”. Vi sono uomini eccellenti che “non sanno far nulla improvvisando”, ma la cui indole esige il compenetrare con calma e profondità ciò di cui si stanno occupando. “Simili talenti – osserva Goethe – suscitano spesso la nostra impazienza poiché è raro che si ottenga da loro quel che al momento si desidera. E’ però per questa via che si compie il meglio”. Ed è per questa stessa via che si conclude – bene e con successo – la missione che è stata cominciata.
