Non c’è un’interpretazione univoca per cristallizzare la figura di Goethe, dichiara, in un saggio a lui dedicato, Thomas Mann. Secondo una prospettiva “modesta”, egli è “il dominatore e il maestro” di un’epoca della cultura tedesca, l’epoca classica, che valse ai tedeschi il titolo d’onore di popolo dei poeti e dei pensatori. E’ l’epoca dell’individualismo idealistico, che ha fondato il concetto tedesco di cultura e il cui “fascino umano” – in Goethe soprattutto – consiste in un singolare contributo psicologico dell’idea di perfezionamento e completamento autobiografico con il pensiero dell’educazione, ma in una forma tale che “questa idea pedagogica diventa ponte e passaggio dalla sfera dell’intimità personale a quella sociale”. Riconoscere in Goethe il rappresentante di quest’epoca della cultura classico-umanistica significa “scegliere l’angolo visuale più angusto da cui si possa studiare la sua figura” lamenta Mann.
Una visuale ben più ampia è quella adottata dallo storico e saggista scozzese Thomas Carlyle, il quale segnalava, anche in riferimento a Goethe, che vi sono uomini i cui impulsi raggiungono il pieno sviluppo non prima di quindici secoli: poi, anche dopo duemila anni, tali uomini continuano ad agire “con pienezza di individualità”.
Tra queste due visuali, Mann ne scorge una terza. “Per noi – scrive – che assistiamo alla fine dell’età borghese, che dobbiamo trovare attraverso le difficoltà e le crisi di transizione la via che conduce a nuove norme interiori ed esteriori, questa terza possibilità ottica è la più diretta e naturale”. Questa visuale, definita “mediana”, considera Goethe “il rappresentante di quel mezzo millennio che noi chiamiamo l’era borghese e che va dal quindicesimo secolo sino al volgere del diciannovesimo”. Nato proprio alla metà del diciottesimo secolo, lo scrittore fu spinto dal suo slancio vitale entro il diciannovesimo per tutta una generazione, e benché le radici della sua cultura affondino nel Settecento, con l’intelletto e con l’anima ha assommato in sé “molte cose” dell’Ottocento.
Questa suprema sintesi si è sviluppata in modo profetico e visionario, ma anche attraverso l’immediatezza poetica: nelle “Affinità elettive”, pur torreggiando un paesaggio e un costume rococò, la dimensione umana non appartiene più al Settecento. All’arido razionalismo subentrano “nuove stratificazioni psicologiche e mondi più foschi del sentimento e del pensiero”.
