Giovanni Verga è stato uno scrittore che non ha conosciuto “il fastidio” di una chiassosa celebrità. Principe dell’arte, ha l’aria di un esule della fama nell’ammirazione “alta ma fredda” del pubblico letterato. E’ da un’angolazione peculiare che il critico Luigi Russo punta l’obiettivo sulla figura dello scrittore siciliano, il quale, nell’immaginario accademico, ha sempre vissuto…
Category: Letteratura
Balzac o de Balzac?
Fino all’età di ventinove anni Honoré de Balzac accettò senza riserve la sua identità di nome e cognome. Cominciò, inquieto, a rimuginare riguardo a vocali e a consonanti sulla soglia dei trenta, quando realizzò – con pronunciato cruccio – che se non poteva esibire una pur superficiale patina di nobiltà, non avrebbe potuto accedere ai…
Giuseppe Mazzini, il letterato
Scriveva Giuseppe Mazzini nelle “Note autobiografiche”: “La tendenza della mia vita era tutt’altra che non quella alla quale mi costrinsero i tempi e la vergogna della nostra abiezione”. In merito a questa affermazione, in un saggio a lui dedicato, Attilio Momigliano commenta: “Mazzini credeva di essere votato per le lettere, e di aver fatto un…
Le sapienti distorsioni di Flaubert
La storia letteraria ha reso “un povero servizio” a Flaubert avendolo etichettato come “fondatore” della scuola di realismo (sodale di Zola e di Maupassant). In una lettera a Maupassant, l’autore di “Madame Bovary” scriveva: “Non parlatemi di realismo. Ne sono stufo, Il termine ‘realismo’ è vuoto, e non ha senso”. In un’altra missiva, indirizzata a…
Quando Proust criticò Proust
Quando uno scrittore, destinato alla celebrità, eccede nel criticare sé stesso. La causa risiede nella pervicace tensione alla perfezione assoluta che mai, nelle menti eccelse, troverà un conciliante e gratificante appagamento. Nell’introdurre il suo romanzo “Schiavo d’amore” (1917), William Somerset Maugham si scusa perché l’opera che si accinge a presentare è molto lunga. “Mi vergogno…
Maupassant e il “senza”
Nell’agenda di lavoro di Maupassant la voce “senza” ricorre con significativa frequenza quando viene usata nel tessere una fiera arringa contro i critici letterari. Ne è prova la prefazione al romanzo “Pierre e Jean” (1888) in cui lo scrittore francese sciorina una litania di “senza” per stabilire i canoni essenziali che devono presiedere all’onesto lavoro…
Buzzati e il racconto di Natale
Attuale e profetico. Riveste questa duplice dimensione “Racconto di Natale” di Dino Buzzati (1968), un’opera animata dal fervente proposito di sensibilizzare il lettore riguardo all’inderogabile esigenza di sottrarre il carattere religioso dell’evento dalle grinfie della miseria umana. Nel focalizzarsi sul significato autentico del Natale, Buzzati esalta la condivisione dell’amore divino, cui si deve ispirare ogni…
Matilde Serao e i labirinti della psiche
Quando la fine rappresenta un nuovo inizio. Era parco di lodi nel giudicare i colleghi, lo scrittore statunitense, naturalizzato britannico, Henry James, ma nel caso di Matilde Serao il giudizio che emise fu più che lusinghiero. “Ogni romanzo da lei confezionato finisce per la Serao ma non per il lettore che, dopo l’ultima parola dell’ultima…
Stendhal l’eversivo
L’irriverente mente di Stendhal, che si crogiolava nel paradosso e nel sovversivo, elevò l’anticonformismo a dignità d’arte. “Tale conquista – evidenzia il critico statunitense Victor Brombert in un saggio dedicato allo scrittore francese – gli ha fatto guadagnare la stima e l’ammirazione del lettore moderno. Tuttavia, l’essere conformista non è mai totalmente una questione di…
Gogol e la maschera
Nello scenario letterario europeo non c’è un autore più “elusivo” di Gogol. Ad emettere questa austera sentenza è il critico russo Boris Eichenbaum, ovvero uno dei massimi esperti del connazionale scrittore. Brusche inversioni di tendenza nell’intreccio, “gorgheggi verbali” modulati attraverso uno spumeggiante e virtuoso gioco di specchi distorti, consegnano Gogol ad una dimensione refrattaria ad…
