Vivere, sentenziava Henrik Ibesn, significa lottare all’interno del proprio io contro i fantasmi dei poteri oscuri e scrivere significa mettere sotto processo i lacerti più reconditi della propria personalità. In un saggio dedicato a Thomas Mann, il critico ungherese Gyorgy Lukacs si richiama ad un’illuminante affermazione del drammaturgo norvegese giudicandola calzante e funzionale per decifrare…
Category: Letteratura
Manzoni e i due rovelli
La parabola letteraria di Manzoni si svolge sotto il segno di un doppio rovello: l’ansia di una verità assoluta della quale farsi paladino e la consapevolezza della resistenza che la realtà empirica frappone al disegno di illuminare criticamente il dato oggettivo e quindi orientarlo verso un fine di progresso. Di conseguenza – rileva in un…
Natalia Ginzburg e il mestiere di scrivere
Sul mestiere di scrivere Natalia Ginzburg offre un’acuta e illuminante riflessione. “Penso – afferma – che mi sia accaduto più volte di formulare pensieri riguardo alle strane condizioni di spirito in cui vive oggi lo scrittore. Esse certo non sono diverse dalle condizioni di spirito in cui tutti oggi vivono, ma forse lo scrittore è…
De Sanctis, Carducci e il dialetto
Si deve a Francesco de Sanctis la vibrante esortazione ad occuparsi delle letterature regionali nell’ambito del processo di unità dell’Italia. Care furono, al critico irpino, le dinamiche e le implicazioni legate all’oculato uso del dialetto. Nel saggio (1879) sullo scrittore francese Emile Zola, così scrive: “Quali sono le forme di questa arte nuova? Non più…
Bassani e il dolore non medicato
Non è certo difficile trovare, nella narrativa del Novecento, pagine intrise di cupa malinconia e con accenti di rassegnata disperazione. Pagine che, generalmente, si configurano come il punto di arrivo di un doloroso e travagliato scandaglio interiore: di conseguenza, esse si collocano non prima della metà di un’opera, le cui fasi iniziali tendono a svolgere…
Svevo e l’uomo senza ali
Sfoggiò la saggezza, e la pazienza, di aspettare che svaporasse la spumeggiante parabola dannunziana prima di fare il suo ingresso nello scenario letterario per esporre ed imporre una dimensione narrativa sobria e ponderata, non inficiata da gonfiezze barocche e da spasmi esornativi, e incentrata non sulla figura del superuomo, ma dell’inetto. E’ il giudizio di…
Parise e il colore della malinconia
Un’aperta confessione opera Natalia Ginzburg sull’arte narrativa di Goffredo Parise nella postfazione a “Sillabari”, raccolta di racconti dedicata ai sentimenti umani “essenziali”. Da principio le erano risultati “indifferenti” i libri dello scrittore vicentino. “Usavo pensare a lui – ricorda – come ad uno scrittore di cui non mi importava nulla. Mi sembrava che nelle sue…
Nadia Fusini e il singolarissimo volto
Formano una feconda simbiosi, in Nadia Fusini, l’atto della scrittura e l’atto della traduzione, due costitutive dimensioni dell’universo narrativo da lei padroneggiate con maestria lungo una insigne carriera (impreziosita da prestigiosi incarichi e da importanti riconoscimenti) avviata sotto l’egida di tre figure di eccellenza nello scenario culturale internazionale: Agostino Lombardo, Giorgio Melchiori e John Frank…
Montale tra irti ramelli e calvi picchi
In anni che avevano visto la frantumazione operata da Ungaretti e la restaurazione classicistica della “Ronda”, Eugenio Montale si distingue per un lessico che mira ad una precisione naturalistica. Non ripudia qualche presenza gergale o tecnicistica e non ha ambizioni di tono alto, riecheggiando su questo versante Pascoli e Gozzano. Predilige, al contempo, un registro…
Alvaro e l’uomo di coccio
Un lamento intriso di nostalgia che racchiude in sé una fiera protesta contro chi, ingrato, volge le spalle alla propria terra natia. E’ il lamento intonato da Corrado Alvaro nel racconto intitolato “La cavalla nera”. “Il mio vicino pareva un uomo di coccio, anch’io sembro di coccio, tutti al mio paese sembriamo di coccio –…
