E’ considerato il suo capolavoro, “L’isola dei morti” di Arnold Bocklin, esponenti di spicco del Simbolismo, che recuperò l’eredità del Romanticismo tedesco, sviluppando uno stile colto e carico di riferimenti letterari. L’artista svizzero realizzò questo dipinto in diverse versioni tra il 1880 e il 1886. Così descrisse l’opera: “Un’immagine onirica. Essa deve produrre un tale silenzio che il bussare alla porta dovrebbe far paura”. Ambientata all’approssimarsi del tramonto, la scena rappresenta un mare color petrolio, denso e calmo. Il mare s’infrange sugli scogli, generando giochi d spuma. Il cielo è scuro e sembra lanciare minacce. Un’imbarcazione – la sua esilità è rimarcata da questo contesto dal vasto respiro e inquietante – è spinta a remi da un nocchiero visto di spalle. La sua figura manifestamente richiama il personaggio dantesco di Caronte. Sulla prua si scorge una bara, posto di traverso e coperta da un telo sul quale è stata deposta una ghirlanda intrecciata di fiori rossi. Una figura in piedi, anch’essa vista di spalle (sembra avvolta da un sudario) potrebbe identificarsi con l’anima che accompagna il corpo all’ultima dimora, o con la morte stessa. Sull’isola svettano cipressi dalla punta aguzza. Scogli affioranti e grandi lastre di pietra fungono da baluardo, a difesa dell’accesso all’isola. Non c’è traccia di umana presenza. A popolare l’isola, che trasmesse un senso di serpeggiante angoscia, sono scarpate scoscese, rapidi pendii. Profonde cavità si configurano come tombe.
