Rappresenta il mondo arcaico della Bretagna con il suo fervente misticismo “La visione dopo il sermone” (1888) di Paul Gauguin. L’artista francese coglie il momento in cui alcune donne bretoni, abbigliate nei loro costumi tradizionali, escono dalla chiesa dove avevano ascoltato un episodio, tratto dalla Genesi, dove si narra della zuffa notturna di Giacobbe con un angelo misterioso. Affascinate dal sermone, queste donne si lasciano travolgere dalla fantasia e immaginano la biblica lotta, raffigurata sul vasto campo rosso sullo sfondo della tela. La caratteristica principale del quadro consiste nella coesistenza della dimensione reale, con le donne appena uscite dalla chiesa, e della dimensione soprannaturale, con il sentimento religioso simboleggiato dall’angelo che ha allargato le ali in virtù di un potente afflato mistico. Per conciliare i due versanti, Gauguin accoglie le suggestioni provenienti dall’arte dell’Estremo Oriente. Nell’applicazione di colori smaglianti su una superficie omogenea e racchiusa da uno spesso contorno nero è evidente, infatti, l’influenza delle stampe giapponesi, ravvisabile anche nell’essenzialità espressiva della lotta biblica, che richiama le raffigurazioni dei lottatori di sumo, in cui la mancanza della prospettiva è funzionale a condurre l’occhio dell’osservatore in profondità e a rendere l’impressione di irrealtà. Il quadro attirò le critiche del pittore connazionale Camille Pissarro, che lo accusò di “aver scopiazzato” gli artisti giapponesi. In sua difesa intervenne l’illustre critico d’arte George-Albert Aurier, il quale si disse invece “entusiasta” della commistione, ardita e suggestiva, tra Occidente e Oriente.
