E’ sufficiente un arco, tracciato nitidamente nella tela, per creare una suggestiva impressione di profondità: all’interno di questa prospettiva s’inseriscono, nel segno di un nucleo compatto, Maria, Giuseppe e il Bambino Gesù. Un’atmosfera di raccolta e toccante tenerezza caratterizza il quadro di Giorgione “Sacra Famiglia Benson”, realizzato nel 1500. In una modesta capanna spicca la figura del Bambino, che si divincola tra le braccia di Maria. Giuseppe, il cui volto è contraddistinto da un’espressione di assorta meditazione, siede su un muretto grezzo; Maria, a sua volta, è assisa su una roccia nuda. Entrambe le collocazioni stanno ad indicare, in modo eloquente, il tratto di spartana semplicità che segna il contesto in cui è nato il Bambino Gesù. Esponente di spicco della scuola veneta, Giorgione, in conformità a questo movimento pittorico, dimostra una particolare cura per il dettaglio. Tale registro espressivo si manifesta in rilievi posti in primo piano, che fanno riferimento ai sassolini sparsi in terra e ad alcune pianticelle: pur nel loro ruolo marginale, questi elementi si rivelano funzionali al proposito sotteso alla composizione, mirante ad elaborare un contesto in cui si fondono semplicità, candore, trasparente essenzialità. Tipica del linguaggio narrativo del pittore è la predominanza del colore, che determina il volume delle figure, steso in strati sovrapposti senza tracciare il confine netto dato dal contorno. Questa tecnica – detta “tonalismo”, che privilegia le gradazioni di colore e luce per creare profondità e atmosfera – finisce per stabilire una felice fusione dei soggetti e del paesaggio.
