Oggetto delle spoliazioni napoleoniche nel Granducato di Toscana, la “Visitazione”, conservata al Louvre, fu composta da Domenico Ghirlandaio nel 1491. Raffigura l’incontro tra Maria ed Elisabetta. L’abbraccio, tratto dominante della tela, suggella il riconoscimento da parte di entrambe del miracolo operato dallo Spirito Santo su di loro: una è madre eppur vergine, l’altra, incinta, seppure anziana. L’episodio ha come sfondo un sontuoso arco all’antica che conferisce alla composizione vastità di respiro grazie all’ariosa apertura paesistica al centro del quadro. L’incontro comunica precisi spunti psicologici: dall’affetto tra le donne, che si manifesta attraverso il loro contatto fisico e visivo, alla dolce sottomissione di Elisabetta, fino alla serena trepidazione di Maria. I dettagli decorativi sono molto curati. Viene privilegiata in particolare la rifrazione alla luce che Ghirlandaio apprese dalle opere fiamminghe a Firenze: dalle dorature del fregio tempestato di perle e conchiglie (richiami alla purezza di Maria) all’impalpabile velo della Madonna, fino alla spilla dorata con perle e un rubino al centro (riferimento al sangue della Passione di Cristo) che ella tiene appuntato al petto per reggere il mantello. Le due donne ai lati sono, come recitano le iscrizioni dorate sull’arco, Maria di Giacobbe e Maria Salomè, la cui presenza rimanda ai giorni della crocifissione e della risurrezione di Gesù. Maria Salomè ha un abito leggero e svolazzante, che cita il “Tondo Bartolini” di Filippo Lippi, fonte di ispirazione per numerose figure leggiadre di Ghirlandaio.
