Era un alunno indisciplinato Claude Monet. Durante le lezioni, che lo annoiavano, usava fare schizzi, irriverenti, dei suoi maestri. Una pratica, questa, poco raccomandabile, visto il contesto, ma che si rivelò assai utile nel valorizzare il suo talento di disegnatore. Ben presto, in tutta Le Havre, Monet, appena quindicenne, divenne una celebrità come caricaturista. Cominciò allora a ricevere ordinazioni da una clientela in continua estensione. Siccome i genitori gli negavano una paga, settimanale o mensile, ogni caricatura se la faceva pagare venti franchi.
La sua incipiente fama era però inficiata da un elemento di disturbo. Nella stessa vetrina del negozio di cornici più importante della città, dove venivano esposte le sue caricature, trovavano posto anche le marine realizzate da Eugène Boudin, un dilettante della pittura: della sua mediocrità come artista era consapevole egli stesso. Monet lo prese in profonda antipatia, perché temeva che le sue “brutture” potessero in qualche modo inquinare le sue “bellezze”. Ma la bassa statura di pittore era compensata dall’altezza del suo ingegno, capace di intuire il reale valore di un pittore ancora in erba. E Boudin, quel valore, a conferma del suo fiuto, l’avrebbe subito colto in quel bizzarro caricaturista.
Monet, da principio, evitava Boudin. Se lo avesse incontrato, temeva che sarebbe andato allo scontro. Ma un giorno, con la paziente mediazione del corniciaio, i due si parlarono per la prima volta. Nel suo diario, Monet avrebbe annotato che Boudin, con fare gentile, gli aveva detto che guardava sempre con gusto i suoi disegni, sicuramente ben fatti. Al contempo, tuttavia, lo incoraggiava a non limitarsi alle caricature e ad andare oltre. Che cominciasse, lo aveva esortato, a dipingere anche paesaggi.
Monet, dapprima titubante, accettò il consiglio. E fu la svolta. L’incontro era avvenuto nell’inverno inoltrato. Quando sopraggiunse la primavera Monet, pennello alla mano, prese a dipingere all’aria aperta le diverse la natura nelle sue diverse manifestazioni.
Il consiglio di un umile e coscienzioso artigiano era dunque valso a far sbocciare il talento di un artista autentico e, al contempo, a cambiare il corso della storia dell’arte. La cruciale transizione dalla rappresentazione della natura eseguita in un interno (con il conseguente proliferare di nature morte) alla rappresentazione della natura realizzata all’esterno passa dunque anche dal misconosciuto Boudin, tanto bravo a capire i suoi limiti e le grandezze altrui.
