Il dipinto “Cristo in casa di Marta e Maria” (1565) di Tintoretto colloca l’episodio evangelico in un interno che si apre ad uno spazio duplice. A destra si situa una cucina dove piatti e pentole di rame riflettono la luce del fuoco, su cui è posto un paiolo dentro il quale una serva è intenta a mescolare pietanze; a sinistra, spicca una porta aperta su un giardino, illuminato dalla luce diurna, in cui si intrattiene un gruppo di figure solamente abbozzate. La duplice apertura – una sull’esterno, l’altra su un interno – si richiama ad un gusto tipicamente manieristico: è un motivo che l’artista aveva già adottato nella “Lavanda dei piedi” (1548), tela eseguita per la chiesa veneziana di san Marcuola. Le diverse fonti di luce, una naturale ed una artificiale, proiettano il dipinto in profondità. Le figure di Gesù, Marta e Maria campeggiano, con icastica evidenza, in primo piano. Le loro pose, caratterizzate da una movenza gentile e sinuosa, si accordano con la pulizia e dignità formale che contraddistingue la scena. Marta e Maria vestono ricchi abiti e veli merlettati, e sono pettinate con particolare cura. Sulla base di un linguaggio pittorico sensibile al dettaglio, ampie pieghe segnano il mantello di Gesù, sotto il quale è indossata una camicia di chiaro stampo cinquecentesco. La dichiarata attualizzazione dell’episodio avviene non nella traduzione popolaresca, spesso adottata da Tintoretto, ma si sviluppa in chiave borghese, in conformità – secondo alcuni critici – al gusto controriformistico d’oltralpe.
