Realizzato nel 1620 “L’acquaiolo di Siviglia” di Velazquez raffigura un uomo anziano, vestito in modo dimesso, che porge ad un bambino un bicchiere in cui la trasparenza del liquido svela la presenza di un fico per profumare l’acqua di “virtù salutifera”. Il bambino, con il capo lievemente inclinato, si avvicina con rispetto, quasi con reverenza, per ricevere la coppa. Tra le teste dei due si intravede, in penombra, quella di un uomo maturo che beve da un boccale di ceramica. Il dipinto è stato variamente interpretato. La tesi più condivisa riconosce nel quadro l’allegoria delle tre età. Sotto la manica scucita della tunica scura del vecchio spunta il braccio che si appoggia all’otre ed esce dallo spazio della scena per invadere quello dell’osservatore. Con tale nota innovativa, Velazquez pare precorrere le nature morte di Cezanne e di Juan Gris. Un’immaginaria luce spiraliforme sembra partire dall’anfora posta in primo piano, passare poi per il vaso più piccolo collocato su un tavolo, e poggiarsi infine sulle teste dei tre soggetti in ordine di età: tale luce, a conferma del dichiarato intento simbolico, conclude il suo itinerario sul capo del vecchio acquaiolo. Il quadro è caratterizzato da una certa immobilità, analoga a quella riscontrabile nel dipinto “Vecchia che cuoce le uova” (1618), mentre la differenza tra le due composizioni è determinata dal fatto che quest’ultima non presenta pretese simboliche, volendo comunicare, con netta immediatezza, la sana e schietta atmosfera di una scena domestica.
