Chino su suoi studi di geometria – come viene raffigurato nella “Scuola di Atene” di Raffaello – e da essi totalmente assorbito, Archimede non si avvide del soldato romano che era entrato nella sua dimora, a Siracusa, né udì la sua voce che gli intimava di seguirlo per essere ricevuto dal console Marcello. Fraintendendo la situazione e ritenendo quindi Archimede reo di insubordinazione, il militare trafisse con il suo gladio uno dei più grandi scienziati della storia. Era il 212 a.C., e infuriava la seconda guerra punica. Un tempo alleata di Roma, Siracusa – in quel cruciale frangente – aveva minacciato di allearsi con Cartagine. Per rappresaglia, l’esercito romano decise di porre Siracusa sotto assedio per punirla del premeditato tradimento. A capo delle operazioni militari era il console Marcello, il quale aveva ordinato ai suoi soldati di fare strage di tutti gli abitanti di Siracusa, di non fare prigionieri e di mettere a ferro e fuoco la città. Ammetteva una sola eccezione. “Risparmiate la vita ad Archimede” aveva dichiarato il console, ben consapevole del genio di quel matematico e fisico. La dinamica che portò alla morte di Archimede è stata raccontata, tra gli altri, da Cicerone e da Tito Livio, e alle fonti romane attinse lo storico greco Plutarco, il quale non si accontentò di una sola versione, tramandandone altre due. La prima vorrebbe che il soldato romano fosse entrato nella casa di Archimede e, senza preamboli e convenevoli, lo avesse colpito con il gladio; la seconda parla di un agguato teso allo scienziato da un drappello di militari romani che, lungo la via, avrebbero rubato ad Archimede una cassetta che pensavano piena d’oro, per poi ucciderlo. Ma il mistero che circondala la morte dello scienziato s’infittisce ancor di più, essendo spuntata nel tempo una quarta ipotesi, secondo cui il soldato romano, che aveva fatto irruzione nella casa, non sapeva che chi aveva davanti era Archimede. Ci piacerebbe dunque pensare che andò proprio così: il misfatto compiuto dal soldato romano, pur sempre imperdonabile, suonerebbe, in qualche modo, un po’ meno offensivo.
