“Se la stampa non esistesse, non bisognerebbe inventarla”: bandisce ogni diplomazia Balzac nel condannare, giornalista egli stesso (nonché editore) le brutture e “i procedimenti obliqui”, per dirla con Stendhal, del quarto potere. Lo scrittore francese era legato al mondo della stampa da un rapporto di amore e odio dal sapore catulliano. Quando, nella primavera del 1825, l’editore Canel propose a Balzac, in serie difficoltà economiche, di entrare nella sua società cercando di valorizzare i profitti della pubblicazione delle opere di Moliere, La Fontaine, Corneille e Racine, lo scrittore – che già aveva lanciato strali, in alcune sue opere, contro editori senza scrupoli e giornalisti “imbrattacarte” – non potè che accettare, affermando di essere passato finalmente dalla parte del pubblico : cioè di aver dimenticato l’homme de lettre per far posto all’homme de lettres de plomb.
Il progetto, tuttavia, ebbe vita breve. Le vendite non decollarono e così la società di sciolse. Uno smacco per Balzac, che fermamente credeva nel ruolo dell’editoria in funzione del progresso della società delle lettere. La delusione si trasformò, presto, in critica velenosa. Del resto, diceva di sé: “Sono un uomo che non ammette la sconfitta”. E ne pamphlet del 1843, dal titolo “Monografia della stampa parigina”, si scaglia contro la categoria dei giornalisti, rei di “fare le scarpe” ai veri scrittori, “scopiazzando qua e là”. Aggiunge quindi che più che protagonisti di fatti, “i signori del giornalismo lo sono di misfatti”. Le staffilate non risparmiano nemmeno i critici, bellimbusti in grado di stroncare un grande libro a seconda dell’umore che hanno nel giorno in cui scrivono la recensione.
L’attacco in grande stile viene condotto nelle “Illusioni perdute” (1837-1843), romanzo in cui denuncia che il giornalismo è divenuto “uno strumento dei partiti” e che, successivamente, da strumento si è degradato in commercio. “E come tutti i commerci è senza fede né leggi”. In un crescendo di accuse Balzac scrive: “Ogni giornale è una bottega dove si vendono al pubblico le parole del colore che vuole- Se esistesse un giornale di gobbi, dimostrerebbe la bellezza, la bontà, la necessità dei gobbi”. Il rischio di fondo, ammonisce lo scrittore, è che i giornali finiscano per “uccidere le idee”. Il male sarà commesso “senza che nessuno sia ritenuto colpevole”. In Balzac, comunque, ai di là degli strali intinti nel cianuro, rimarrà sempre un incrollabile fede nell’uomo, pur nelle sue debolezze, e nella storia, pur nei suoi alti e bassi. Tanto che in quel corrosivo pamphlet sentenzia: “Di fatto c’è nelle vicende umane una forza superiore che né la discussione né le chiacchiere, stampate o no, potranno mai ostacolare”.
