Nella narrativa contemporanea una delle correnti più vive è stata quella intimistica. Nelle sue espressioni più eloquenti e caratteristiche l’intimismo psicologico si configura come lo strumento di elezione per indagare capillarmente gli stati di coscienza nelle diverse e articolate sfumature. E’ un’analisi portata spesso al limite dell’inconsapevole e del torbido, in una evocazione vibrante di memoria e di sensazione, a volte sconnessa e apparentemente incurante della logica.
Gli autori più intelligenti – affermano in un saggio le studiose Maria Teresa Acerbi e Sandra Faré – riconoscono in questa impostazione narrativa l’unica, legittima possibilità di manifestare il nucleo vitale del vero, facendone il filtro di ogni aspetto dell’esistenza e, al contempo, la catarsi di ogni indiscreto frugare tra le pieghe dell’umanità. In un mondo segnato e reso instabile dal relativismo, questi autori puntano alla dimensione dell’essenziale cui affidano il compito di inserire la vita in un ordine coerente e plausibile di riferimenti e di giustificazioni.
Tale prospettiva si specchia nella dichiarazione di principi formulata da Carlo Cassola. “Io volevo configurarmi una vita a priori – afferma – . Una vita eccezionalmente nuda, statica, che mai smarrisse la coscienza della sola cosa per me valevole, ovvero il fatto di vivere”. Il valore intrinseco del rifugio nell’intimismo sta, dunque, in questa tenace ricerca di “quello che esiste”: verità delle cose e autenticità netta e inoppugnabile di essere.
Tuttavia l’intimismo integrale, che esclude altre opzioni di indagine – sottolineano Acerbi e Farè – si dimostra incapace di cogliere la totalità del reale. Infatti, mentre s’impegna con serrata gradualità a sondare l’interiorità dei suoi personaggi, Cassola si rende conto di trovarsi a vivere la sua alterità da essi come un’antitesi. Egli, di conseguenza, tende a eliminarsi per favorire l’affermazione esclusiva di quanto esiste, che poi risulta, a sua volta, essere avvolto nella nebbia dell’indefinito. Cassola, di fronte alla realtà, attua il tentativo di documentarla oggettivamente, con pagine regolate da un asciutto rigore. La sua è un’umanità ridotta all’osso, fatta pragmaticamente di caratteri, sentimenti e cose quotidiane che, nella loro esibita nudità, rivelano una struggente intimità.
L’impegno dello scrittore è volto a recuperare la voce delle cose e a far brillare la realtà umana più dimessa e scontata. La sua è una narrazione che, comunque, non scade mai nel piatto descrittivismo, innervandosi, invece, di una sofferta partecipazione alle vicende dei personaggi. Si riscontra, dunque, nello psicologismo di Cassola un rifiuto di esperienze particolarmente complesse e ingarbugliate per cui il tempo storico è sostituito dal tempo poetico, in virtù del quale il lavorio della coscienza è l’unica misura a sé stesso.
