Le frecce nell’arco di Charlens Dickens, intinte nel veleno di una polemica corrosiva, vengono scagliate – e la mira risulta precisa – contro la goffa lentezza dei processi nell’ambito dell’ordinamento giudiziario britannico all’inizio del romanzo “Casa desolata”. Lo scrittore pone come bersaglio la causa “Jarndyce contro Jarndyce”, mai risolta, e ora “più secca di una spugna non più imbevuta d’acqua da anni e anni”.
Quando – adesso prende avvio e poi acquista vertiginoso ritmo un’ironia tagliente -. appare questa causa gli stenografi, gli impiegati della corte e i cronisti dei giornali “se la svignano immancabilmente” con il resto degli altri frequentatori abituali. I loro posti sono vuoti. “Jarndyce contro Jarndyce” si trascina da anni. Questo “processo spauracchio” è diventato, col tempo, così complicato che nessuno sa più che cosa significhi. Le parti interessate lo capiscono anche meno. E’ stato quindi osservato che neppure due legali della Corte riescono a parlarne per cinque minuti senza trovarsi in completo disaccordo sulle premesse.
Dickens, con garbato dileggio in stile oraziano, afferma che “innumerevoli bambini sono nati nel corso della causa, innumerevoli giovani si sono sposati, innumerevoli vecchi sono morti”. Come se non bastasse, il piccolo attore, altro elemento-chiave del processo, al quale era stato promesso un cavallo a dondolo, quando si fosse conclusa la causa, “è cresciuto, è diventato padrone di un cavallo vero e se ne è andato al galoppo all’altro mondo”. Nel frattempo “leggiadre pupille” della Corte sono sfiorite diventando mamme e nonne, e la legione dei certificati della causa si è trasformata in un insieme di semplici certificati di morte.
Insomma la causa “Jarndyce contro Jarndyce” è diventata una barzelletta. “Questa è l’unica cosa buona che ne sia venuta fuori” rileva Dickens. Su tale causa vecchi giuristi dal naso livido e dalle scarpe bombate hanno pronunciato motti di spirito dopo cena, mentre i funzionari giudiziari hanno preso l’abitudine di affinare su di essa la propria arguzia legale. L’ultimo Lord Cancelliere che senza ambagi si servì di questa causa in senso beffardo, lo fece per replicare ad un eminente legale, il quale – riguardo ad una scabrosa vicenda – aveva affermato che certe cose sarebbe accadute “solo quando fossero piovute patate”. A quel punto il Lord Cancelliere aveva ritenuto opportuno interloquire e correggere il tiro formulando questa solenne dichiarazione: “O quando avremo terminato la causa ‘Jarndyce contro Jarndyce’”. Una battuta, chiosa Dickens, che “solleticò” i mazzieri, i praticanti e gli uscieri.
