Nello scenario letterario europeo non c’è un autore più “elusivo” di Gogol. Ad emettere questa austera sentenza è il critico russo Boris Eichenbaum, ovvero uno dei massimi esperti del connazionale scrittore. Brusche inversioni di tendenza nell’intreccio, “gorgheggi verbali” modulati attraverso uno spumeggiante e virtuoso gioco di specchi distorti, consegnano Gogol ad una dimensione refrattaria ad un’omologata definizione. Tale serpeggiante andirivieni – sottolinea il critico – non riguarda solo l’impianto narrativo, ma investe l’identità stessa, umana e morale, di Gogol. Eichenbaum cita, in merito, il “fastidio” provato dagli amici dello scrittore nel constatare come si ostinasse a portare sempre una maschera, metaforicamente parlando, atta a nascondere i suoi pensieri e i suoi sentimenti. Elusivo l’uomo, elusivo lo scrittore. Non è un caso, dunque, che Gogol fuggì dalla Russia due volte. Anzitutto per non doversi confrontare con “il pubblico di casa” dopo i fallimenti delle sue prime prove letterarie; poi per non trovarsi a dover gestire il grande successo riscosso dall’opera teatrale satirica “L’ispettore generale”.
“Il grande timore di Gogol era che gli altri, fossero i critici o i lettori, arrivassero a definire una volta per tutte la sua identità con le loro censure e con i loro elogi” dichiara Eichenbaum. Significativa è la riflessione di Gogol contenuta in una lettera inviata ad un suo amico di nome Pogodin: “Sono tormentato dalla visione di una posterità che senza sosta mi incalza con interrogativi diretti a sapere dove è ‘la cosa reale’ sulla base della quale essa mi può giudicare con obiettività e precisione. Per preparare la risposta – sottolinea Gogol – sono disposto a fare il mendicante, a condurre una vita da ramingo, relegandomi in un’arcigna solitudine. Infatti non compete all’uomo di lettere cercare di intrufolarsi nel mercato del mondo, perché egli è come un monaco silenzioso, che vive sì nel mondo, ma che non appartiene ad esso. La sua anima, tesa ad essere pura e immacolata, si può convertire solo grazie a Dio”.
