Nel raccomandare la massima adesione al vero, Flaubert invitò il suo discepolo Maupassant a scegliere un certo albero cercando di descriverlo con tale precisione che il lettore non lo potesse confondere con nessun altro albero della zona. Una raccomandazione che esemplarmente s’inserisce nei canoni, tesi all’estremo, della tradizione naturalista. Lo stesso Flaubert, ligio alla riproduzione fedele della realtà, dà spesso prova nella sua narrativa di un’ossessiva cura del particolare, egli aedo del mondo empirico.
Il modo di trattare gli oggetti materiali era fondamentale all’interno della sua concezione della missione dell’uomo di lettere. Su tali oggetti lo scrittore riversava le risorse mai spente e le sottigliezze bizantine del suo vocabolario. Illuminante testimonianza di questa prospettiva è la descrizione, all’inizio di “Madame Bovary”, del berretto di Charles Bovary.
“Era un copricapo – scrive – piuttosto composito. Vi si potevano, infatti, riconoscere gli elementi del cappuccio di pelo, della bombetta, del caschetto di lontra; insomma, una di quelle povere cose che nella loro muta bruttezza hanno una profondità di espressione come il muso di un imbecille”. Non pago di questi dettagli, Flaubert ne sciorina altri, di evidenza cronachistica. “Ovoidale, tenuto su da steche di balena, aveva inizio con tre specie di sanguinacci arrotolati; poi s’alternavano, separate da strisce rosse, certe losanghe di velluto e di pelo di coniglio… Era nuovo nuovo: la visiera luccicava”.
Sebbene tale descrizione possa essere in parte giustificata in quanto fa intuire la figura patetica e goffa di Charles (così si svilupperà nel dipanarsi del romanzo), è indubbio che questo passaggio dell’opera rappresenta una sorta di assalto alla realtà visibile attraverso cui Flaubert cercava di catturare la vita tra i lacci della lingua.
Come ha acutamente osservato il critico letterario George Steiner, mentre la descrizione di Balzac di un portone, in “Eugénie Grandet”, serviva ad un preciso scopo umano e poetico, costituendo la casa il volto esterno e animato dei suoi abitanti, la descrizione del cappello di Charles “sembra eccedere qualsiasi fine intelligibile”. Si tratta di “un pezzo di vita che, per sarcasmo e accumulazione, risulta troppo invadente nell’economia dell’opera d’arte”.
