E’ un lavoro rimasto incompiuto, cionondimeno riveste un alto valore culturale. Alessandro Perosa, tra i maggiori studiosi dell’umanesimo italiano, aveva dedicato ampio spazio ad Angelo Poliziano, poeta e filologo. Aveva iniziato il commento alla prima centuria dei “Miscellanea” assai prima del 1954, anno celebrativo della nascita di Poliziano (1454) e da allora aveva sempre continuato a lavorarvi indefessamente. Nonostante il desiderio tenace, Perosa non è riuscito a portare a termine l’opera, fermatasi a poco meno della metà dei cento capitoli dei primi “Miscellanea”. I due tomi intitolati “Alessandro Perosa. I Miscellanea” di Angelo Poliziano. Edizione e commento della prima centuria” (Firenze, Leo S. Olschki Editore, 2022, pagine 539, euro 98) non intendono solo costituire l’omaggio di un antico scolaro verso il suo maestro, scrive Paolo Viti, che ha curato la preziosa pubblicazione. “L’occasione della stampa – sottolinea – vuole rappresentare soprattutto il recupero e la divulgazione di un materiale prezioso e di sicuro fondamentale nello studio dei Miscellanea, indispensabile anche per chi volesse riprendere la realizzazione di un complessivo commento a quello che è il capolavoro della filologia d Poliziano e dell’Umanesimo”. La lettura e la preparazione di un materiale così particolare per la dottrina che esprime, e che si manifesta nel riprendere e nel ripercorrere da parte di Perosa le orme stesse di Poliziano, “sono state per me” evidenzia Paolo Viti, una nuova occasione di “intimo colloquio”, in verità mai interrotto, con il suo maestro.
I due tomi si configurano dunque anche come lo strumento per richiamare l’eccezionale erudizione e il rigore intellettuale di Perosa, quali si manifestano negli “Studi di filologia umanistica”. In questo lavoro è possibile individuare una sorta di “manuale” di filologia, e non solo di filologia umanistica, considerando gli svariati temi trattati: storia della tradizione, criteri di erudizione, metodologia della ricerca, sistema delle traduzioni, ricostruzioni di biografie, uso della bibliografia. Viti ricorda che il primo articolo di Perosa su Poliziano è la magistrale ricostruzione del mito poetico e mitologico di “Febris”. In poche righe Perosa delinea le caratteristiche essenziali di Poliziano poeta latino: “La Febris di Poliziano non è figura omogenea. E’ il risultato di un complesso giuoco di incroci, reminiscenze classiche e allusioni. La figura della dea risulta così un mosaico di frammenti accuratamente selezionati e abilmente ordinati. Ma non per questo il carattere artistico della visione è indebolito, perché le diverse parti sono fuse in un tutto integrale e animato dal potente, vivificante soffio dell’immaginazione del poeta”.
La principale causa del mancato proseguimento dell’esegesi dei “Miscellanea” – rileva Viti – fu la volontà di voler affiancare al testo un commento con cui spiegare e documentare il significato e il metodo di lavoro di Poliziano, accompagnandone le affermazioni più diverse con un puntuale riscontro filologico e testuale tale da dare così conto dello stato di conoscenze di Poliziano di fronte ai classici e in generale prima ancora della sua perizia e tecnica filologica. Lavoro, questo di “straordinario respiro”, ma pure di altrettante indiscutibili difficoltà, davanti alle quali – pur dedicandosi con eccezionale disponibilità e con mirabile perizia – Perosa non riuscì a concluderlo, anche per varie sollecitazioni pervenutegli e per altrettanto fondamentali contributi da lui portati su ambiti diversi da Poliziano.
Il recupero della seconda centuria dei “Miscellanea” è avvenuto agli inizi degli anni Settanta. L’autografo dell’opera, conservato presso la Fondazione Giorgio Cini di Venezia, non potè essere studiato da Perosa, che riteneva la seconda centuria inferiore, ma comunque indispensabile per la comprensione della prima e, più in generale, dell’operosità di Poliziano filologo.
Se l’impegno dichiarato di Poliziano attraverso i “Miscellanea” era quello di raggiungere la verità, anche il commento di Perosa si propone, su quella scia, l’ottenimento della stessa verità. Così ogni volta che Poliziano dimostra incertezze o errori di interpretazioni, Perosa li rileva e li discute, e comparando le diverse testimonianze arriva a spiegare l’eventuale non validità dell’esposizione di Poliziano, e quindi a ristabilire l’autenticità in un’opera, come i “Miscellanea”, in cui non poche discussioni, polemiche e restauri testuali nascono dal non conseguimento, più o meno consapevole, della veridicità. “Sotto questo aspetto – osserva Viti – Perosa non avrebbe potuto scegliere testo migliore per confrontare e dichiarare il suo desiderio di libertà, di uomo e di studioso”. E’ lo stesso Perosa a testimoniare questo anelito alla libertà. “Il Poliziano – scrive lo studioso – sa bene che la stampa di quest’opera gli procurerà critiche astiose per la libertà con la quale si è pronunciato nei confronti di autori di gran fama; ma sa anche che nel mondo delle lettere è sempre accaduto che, per difendere le proprie, si dovessero smantellare le posizioni altrui e che spesso proprio dai gregari partissero i colpi più duri. La sua coscienza – chiosa Perosa – può testimoniare che le critiche non muovono da malevolenza o dal gusto d’infamare, bensì dall’esigenza di pervenire alla verità, colpendo, per il vantaggio degli studiosi, le autorità inconsistenti e coloro che insistono nell’errore”.
