E’ su un filo sottile che si sviluppò il conflitto interiore di Francesco Petrarca, combattuto tra il culto degli autori classici e la brama per le gioie terrene da un lato, e un’urgenza etica pervasa da un forte sentimento cristiano dall’altro. Sentimento, questo, che lo portò a dubitare della liceità stessa della sua passione per il sapere umanistico e per la bellezza muliebre. Se per il poeta tale dissidio fu causa di un dolore acuto, capace anche di minare l’equilibrio del suo essere, per gli studiosi e per i lettori esso rappresenta invece la fonte da cui scaturì una produzione – sia inversi che in prosa, sia in latino che in volgare – di inestimabile valore, tanto da assurgere a patrimonio imperituro della letteratura, non solo italiana. Non stupisce che gli studiosi italiani si siano impegnati, da una prospettiva storico-filologica, all’approfondimento di una figura così importante nell’ambito della propria tradizione letteraria nazionale.
Ben più interessante è che gli studi sul petrarchismo costituiscano uno dei fiori all’occhiello della romanistica tedesca. Da questo versante è nato un approccio particolare alla questione del petrarchismo, nel quale gli studiosi tedeschi tendono a riconoscere la teorizzazione rinascimentale della lirica come genere nonché il manifesto sulla sofferenza dell’amante, in ciò differenziandosi da altre letture e interpretazioni del cantore di Laura, più inclini a evidenziare le gioie e i piaceri derivanti dall’amore, sebbene non corrisposto.
Mentre veniva consumato da quel conflitto interiore, Petrarca cercava al contempo di superarlo sottraendosi dalle pastoie dell’ideologia medievale per librarsi verso un pensiero più alto e maturo. Si viene così affermando il suo obiettivo di conciliare il cristianesimo con i valori del mondo classico, nella consapevolezza che le due dimensioni poggiano su un fondamento comune, ovvero la celebrazione della dignità dell’uomo. Il poeta ha ben chiaro il fatto che le cose terrene sono inficiate dall’effimero e dalla caducità. Tuttavia non demorde. E per cercare di scrollarsi di dosso il mantello della rassegnazione, volge lo sguardo al cielo e all’infinito nel tentativo di coniugare il terreno e il divino.
