L’irriverente mente di Stendhal, che si crogiolava nel paradosso e nel sovversivo, elevò l’anticonformismo a dignità d’arte. “Tale conquista – evidenzia il critico statunitense Victor Brombert in un saggio dedicato allo scrittore francese – gli ha fatto guadagnare la stima e l’ammirazione del lettore moderno. Tuttavia, l’essere conformista non è mai totalmente una questione di scelta. Il carattere di Stendhal, oscillante tra il nervoso e il compassato, tendeva infatti a spingerlo su un crinale di precario equilibrio. Egli sembrava fiorire sul terreno fertile delle tensioni e delle contraddizioni.
Timido sognatore, bramava diventare “un freddo osservatore” e, al contempo, un uomo di azione- Faceva mostra di isolarsi dalla società, mentre ambiva a configurarsi come un cittadino cosmopolita, ben disposto ad aprire il suo cuore al mondo. “Nelle sue opere – sottolinea Brombert – egli confesserà sé stesso e il suo sentire, ma nulla lo deliziava di più che dissimulare le proprie emozioni per confondere il lettore”.
Egli fu un francese in palese ribellione contro la Francia; fu un bonapartista che nutriva una forte nostalgia per l’Ancien Régime; fu un repubblicano con una spiccata avversione per quella che usava definire “una mentalità plebea”; fu un inveterato indipendentista, dal punto di vista squisitamente professionale, ma sempre all’affannosa ricerca dell’altrui approvazione di ciò che scriveva.
Precise circostanze storiche – al di là della dimensione temperamentale -determinarono questo articolato e scorbutico scenario. Stendhal, rileva Brombert, fu probabilmente il primo scrittore europeo ad acquisire la ferma convinzione che non era più possibile vivere sulla base di valori ereditati. Nato nel 1783, pochi anni prima della Rivoluzione francese, crebbe durante un periodo segnato da profondi sconvolgimenti. Cominciò a frequentare la scuola sotto il Direttorio e divenne adolescente con il Consolato. Raggiunse la maturità nel segno dell’Impero, e partecipò alla disfatta napoleonica nella campagna di Russia. Scrisse la prima metà dei suoi libri durante la Restaurazione, la seconda metà nel corso della Monarchia di luglio. Morì nel 1842, ovvero pochi anni prima che altri grandi sommovimenti scuotessero le fondamenta dell’Europa.
La sua vita, dunque, fu condotta sotto l’egida di una perenne rivoluzione, e rappresentò una sorta di ponte tra due secoli e due mondi. Nessuno dei colleghi contemporanei – osserva il critico – fece altrettanto, perché Balzac, Hugo, Vigny erano nati dopo la Rivoluzione ed erano ancora ragazzi quando Napoleone cadde in disgrazia. Sebbene a loro affine in letteratura, Stendhal, in quanto più anziano, sviluppò nel suo animo un logorante senso di solitudine, nonché la tragica consapevolezza della natura del tempo e dei cambiamenti, anche radicali, che esso produce.
