E’ un’impresa far appassionare gli alunni alla lettura dell’”Odissea”. Lo sa bene Alessandro d’Avenia, autore del libro “Resisti, cuore”, in cui racconta le strategie per sollecitare ragazzi svogliati, o comunque scarsamente motivati, nell’impegno di assorbire e valorizzare le lezioni di vita contenute nei classici. Alla fine dell’anno scolastico, quando d’Avenia legge ad alta voce l’ultimo dei 12.110 verso del poema, la sua performance viene accolta da un applauso. Poi gli studenti sfoderano vassoi di salatini e dolci. E’ una festa. L’operazione, condotta da ottobre a maggio, è stata dunque coronata da successo. L’applauso è stato fatto da quegli stessi alunni che durante l’anno scolastico avevano sì studiato, i sapienti versi di Omero, ma non con la dovuta concentrazione e passione.
Non ci si può sottrarre agli interrogativi posti dall’”Odissea”. La morte, il coraggio, la lealtà, la paura, la vendetta: temi e valori che mai tramontano e continuano ad interpellare le coscienze. In tale prospettiva, l’attualità del magistero di Omero è sconcertante, e illuminante. La lezione di fondo impartita dal poema consiste, secondo d’Avenia, nell’arte di saper resistere. Un’arte che significa “molto di più di opporsi agli ostacoli”. Essa vuol dire, piuttosto, “imparare a nascere”.
“A che cosa serve l’’Odissea’ se l’’Odissea’ non mi aiuta, oggi, ad essere l’uomo che sono chiamato ad essere?” si chiede l’autore che, in un quadro più generale, aggiunge: ”A che cosa serve la letteratura se non mi salva, ovvero mi rende più autentico qui e ora, nel rispondere alla domanda sul perché sono venuto al mondo?”. Alla letteratura “in atto” d’Avenia chiede di “rendere me attuale, di guarire da quella malattia che ci colpisce tutti impedendoci di essere felici”: ovvero, la fuga continua dal presente e dalla realtà.
E’ con gli alunni del primo anno delle superiori che il professore (in vista della maturità) intraprende lo studio dell’’Odissea’ leggendola ad alta voce. Per leggere un canto “ci vuole mezz’ora”. D’Avenia vuole portare i suoi studenti alla maturità vera” grazie proprio al contributo dato dal poema che racconta il ritorno ad Itaca. Ogni studente adotta e interpreta un personaggio, lo rende vivo e lo vive. “L’’Odissea’ – scrive l’autore – diventa quindi un manuale dell’arte di maturare, cioè di non essere né acerbi né marci, ma frutti buoni, da raccolto”.
Nei suoi viaggi Alessandro Magno, ricorda d’Avenia, portava sempre con sé uno scrigno d’oro. Non vi erano custoditi tesori o talismani, ma i versi dell’’Iliade’. Li leggeva e li rileggeva, riconoscendosi in Achille che “aveva scelto di morire giovane pur di avere fama immortale”. Così Alessandro amava raccontarsi: conquistò il mondo dopo aver condotto numerose guerre, morì giovane e divenne immortale alla maniera dell’eroe greco.
“Anche io mi chiamo Alessandro – constata l’autore -, ma non ho doti militari, mani di conquista e pretese di immortalità. Non voglio morire giovane ma maturo”. Per questa ragione, nei suoi viaggi egli porta un altro libro, l’’Odissea’. Anche lui legge e rilegge i versi, e “si raccoglie” in Ulisse. Che cosa sarà di sé stesso d’Avenia non lo sa. Si augura comunque un biglietto di solo andata, a Itaca.
