Se il raziocinio languisce ed il rigore logico si sfrangia, in agguato c’è la pazzia e, di conseguenza, si scatena lo scombussolamento delle consolidate e placide coordinate che, fino ad un momento prima, governavano il mondo. E’ il forte messaggio sotteso all’acquaforte (1797) di Francisco Goya intitolata “Il sonno della ragione genera mostri”, che fa parte di una serie di ottanta incisioni chiamata “Los caprichos” e realizzata con l’obiettivo di denunciare – in chiave allegorica e satirica – i mali e i vizi che affliggono e segnano l’umanità. La scena dell’acquaforte ha per protagonista un uomo sprofondato nel sonno, con la testa appoggiata di lato su un tavolo: l’uomo incarna la ragione dormiente, ovvero una colpevole staticità dalle ripercussioni deleterie. Infatti intorno a lui si sviluppa una sorta di inferno terreno dominato dalla presenza di bestie mostruose. Il dormiente, prossimo ad entrare in una condizione di pazzia allucinata, viene raffigurato come oppresso da uccelli notturni dalle sembianze sinistre e minacciose: essi hanno volti storpiati da un ghigno inquietante. Spicca quindi la figura di un diabolico felino (forse identificabile con una lince) che, in posizione di sfinge, fissa l’osservatore con stupefatta incredulità. A sua volta l’osservatore viene lasciato con il dubbio su quale scenario potrà dispiegarsi nel momento in cui il dormiente si sveglierà facendo così dileguare la pazzia e le insidiose propaggini che ad essa si legano. Sempre ammesso che il dormiente si desti dal sonno e, insieme a lui, la ragione.
