La scena è complessa, quasi caotica, ma Guercino, nel dipinto “San Sebastiano curata da santa Irene” (1619) gestisce con maestria la materia, la cui resa risulta chiara e lucida. Seminudo e riverso su un telo bianco (la sua statuaria postura riecheggia con peculiare evidenza la classica “Deposizione” di Cristo), san Sebastiano viene sorretto da un giovane, mentre un dottore, chino su di lui, è concentrato nell’atto di rimuovergli una freccia dal braccio sinistro. La pia vedova Irene, in abiti orientaleggianti, assiste con intensa attenzione alla scena: l’artista la ritrae nel momento in cui strizza in una bacinella – che le viene porta da una serva – una spugna con cui detergere le ferite di san Sebastiano. Un particolare significativo caratterizza ed impreziosisce la tela: il doppio sguardo di Irene e della serva. Gli occhi della vedova emanano un’espressione vivida, tanto sono focalizzati sulla sofferenza di san Sebastiano. Tale espressione viene fortemente acuita dagli occhi della serva, che non guardano il santo ma sono fissi sugli occhi di Irene. Viene così a crearsi, in filigrana, uno scambio di sguardi di penetrante dinamicità, con il risultato che lo spettatore è indotto a soffermarsi su due versanti: quello, scontato, investito dal protagonista del quadro, Sebastiano, e quello, molto meno scontato, anzi sottilmente nascosto (almeno ad una prima occhiata) ghermito da quei quattro occhi, di Irene e della serva. E’ questo secondo versante, al contempo solenne e guizzante, a conferire alla composizione un superlativo valore artistico.
