Coniuga due dimensioni opposte il dipinto “L’orto con alberi in fiore” realizzato da Edouard Manet nel 1878: quella della fugacità e quella della staticità. In conformità alle premesse del dettato pittorico dell’Impressionismo (movimento di cui l’artista francese fu il precursore) Manet coglie anzitutto l’effimero nelle agili vibrazioni della natura, componendo una tela grondante dinamicità di movimento e rigoglio di colori. Prevalgono il verde, il giallo, il bianco: il cielo è raffigurato attraverso l’impiego di varie gradazioni del blu. Nello stesso tempo l’artista ferma il carattere transeunte del paesaggio in un nucleo compatto, facendo convergere in felice sintesi i diversi elementi della natura. Nella tela sono dominanti gli effetti del colore e della luce, quest’ultima declinata nel segno di una pronunciata gamma chiaroscurale: è come se l’artista volesse rappresentare il paesaggio non solo nel preciso attimo in cui viene dipinto, ma anche nei diversi momenti della giornata in cui, invariabilmente, cambiano sia le cromie che le angolazioni di luce. Espressione di un cordiale rapporto fra l’arte e la natura, il quadro trasmette un placido senso di serenità e si pone come un importante riferimento della pittura del realismo, diretta a documentare l’elemento proprio della quotidianità sublimandolo, al contempo, attraverso il filtro dell’interpretazione artistica, per potenziane il valore e le risorse. Le case sullo sfondo – anch’esse raffigurate attraverso una variopinta tavolozza – sembrano fare da testimoni, gaudenti e concilianti, allo spettacolo naturale: dall’alto, lo presidiano e lo sorvegliano.
