E l’unico paesaggio marino dipinto da Rembrandt “Cristo nella tempesta sul mare di Galilea” (1633). Il quadro rappresenta l’episodio biblico, raccontato nel vangelo di Marco, in cui Gesù placa la furia degli elementi. Realizzata in forma verticale, la tela offre una visione ravvicinata dei discepoli, i quali sono ritratti mentre combattono, fino allo stremo delle forze, per riguadagnare il controllo della barca da pesca sbattuta dagli inclementi morosi. In particolare c’è una grande onda che colpisce la prua e strappa la vela. Un discepolo, che guarda direttamente verso l’osservatore, è un autoritratto dell’artista stesso. Solo Gesù, nel trambusto generale, mantiene la calma, salda e rassicurante. Per rafforzare il senso di un’atmosfera cupa e di tensione, Rembrandt fa ricorso a colori scuri, con l’impiego del rosso purpureo e del nero, quest’ultimo usato per raffigurare le onde. Al contempo, tuttavia, il pittore suscita un forte contrasto con l’utilizzo del bianco e di chiazze di giallo chiaro con l’obiettivo di trasmettere il messaggio di una luce che squarcia le tenebre: è la luce della speranza che nasce dalla presenza decisiva di Gesù in quella barca altrimenti destinata ad affondare. Questa impostazione narrativa si richiama al tenebrismo, uno stile caratterizzato dallo stridente contrasto tra luce ed ombra. Tale rapporto investe poi la struttura stessa del quadro. Infatti la parte sinistra è chiara, contraddistinta da un bagliore che penetra fra le nuvole e illumina bene le figure, l’albero dell’imbarcazione e le vele; la parte destra, invece, è tetra, i soggetti sono difficilmente distinguibili e quasi si confondono con l’agitarsi delle acque.
