Coglie la svolta decisiva nella vita del santo il dipinto di Domenico Veneziano intitolato “San Giovanni Battista nel deserto” (1445). La svolta consiste nel passaggio dalle eleganti vesti civili a quelle da eremita, fatte di pelli e peli di cammello. In tale guisa, Giovanni Battista procederà lungo la via dell’ascetismo. L’opera si caratterizza in particolare per l’ambientazione montana, resa in maniera innovativa, con le rocce manifestamente appuntite, dai colori al contempo discreti e accesi, che conferiscono alla composizione una forte valenza iconografica. Queste rocce segnano una significativa evoluzione rispetto a quelle della tradizione bizantina e gotica, le quali sono solo scheggiate e non presentano asperità pronunciate con plastica evidenza. Spicca poi la figura di Giovanni Battista, rappresentata sotto l’egida di un classicismo statuario. Il suo corpo, infatti, mostra un’armonica proporzione delle parti ed ha una muscolatura tonica e robusta. Si nota quindi un’influenza della pittura rinascimentale, restia a disegnare ombre: la figura del santo non ne proietta nessuna. Si apprezza poi l’attenta cura dei dettagli, dagli arbusti ai sassolini che sembrano ritmare il dispiegarsi del sentiero. Un altro scarto dalla tradizione è costituito dal cielo. Tra la fine del Trecento e l’inizio del Quattrocento si era affermata la tendenza a rappresentarlo come un nucleo astratto dal fondo oro. Domenico Veneziano, in virtù dell’istanza realistica, riconosce al cielo la sua prerogativa di volta dal naturale colore azzurro, peraltro venata di nubi.
