Mette a dura prova la vista dello spettatore il quadro “La nebbia”, realizzato da Alfred Sisley nel 1874. Si fa fatica, infatti, a distinguere i diversi elementi della tela. Si intuisce un albero; si scorgono, pallidi, alcuni cespugli; si percepisce, assai sfumata, una staccionata. Eppure, grazie alla maestria dell’artista inglese – uno dei massimi esponenti dell’Impressionismo – la composizione riesce a imprimersi nella mente dell’osservatore come un nucleo felicemente compatto. Spicca nella tela la caratteristica fondante il linguaggio pittorico di Sisley: la rinuncia alla pennellata classica, ovvero fluida, nitida e rigorosamente orchestrata, per privilegiare il tocco rapido, guizzante e staccato.
Nel giudicare questo metodo, Camille Pissarro (un altro illustre interprete del movimento impressionista) rilevò che i quadri di Sisley erano contraddistinti da fugaci pennellate che sembravano tracciare “virgole”. L’atmosfera in cui è avvolto il dipinto appare tremolante e fumosa. La nebbia non è pesante e gravosa: si configura, invece, come un velo screziato, reso attraverso tonalità grigio-bluastre. Sisley, dunque, rompe con la tradizione pittorica che stabiliva con il paesaggio un rapporto di carattere diligentemente documentaristico, e si focalizza sull’ “impressione – immediata e senza filtri – suscitata da un banco di nebbia sovrastante la natura. Non ci sono in questo quadro – in conformità al preciso dettato impressionista – né un passato, né un futuro: a imporsi è solo il presente, irripetibile, sapientemente colto nella sua unicità ed essenzialità.
