La reazione al romanticismo si manifestò con il ritorno, più o meno consapevole, ai modelli classici. La prosa limpida e un punto di vista rigorosamente impersonale rappresentarono l’espressione eclatante ed eloquente di questo ritorno. In tale scenario spicca la figura di Guy de Maupassant, considerato uno dei padri del racconto moderno. Tuttavia – e qui sta la sua peculiarità – l’elemento romantico, inteso come elaborazione ed espansione della dimensione interiore e sentimentale, costituisce una parte non certo marginale della sua produzione letteraria.
Si tramanda che il suo mentore, Flaubert, gli rimproverasse questa tendenza e che facesse fatica a riportarlo nella sfera degli scrittori votati unicamente alla celebrazione dell’oggettività. Sia nei romanzi che nei racconti lo scrittore francese, infatti – pur in un ambito strettamente protocollare sul versante del canone classicistico – non tiene a freno, di proposito, l’eruzione di emozioni e tensioni, al punto, con grande pena di Flaubert, di far trasparire talora il coinvolgimento dell’autore stesso. I primi racconti di Maupassant finirono nel cestino: a gettarli fu Flaubert, oltremodo infastidito dal recalcitrare del suo pupillo di fronte al rispetto delle ferree regole del dettato naturalistico. Al contempo, Maupassant attinse dallo scrittore e storico Merimée il gusto per uno stile elegante e forbito, specchio di un’oggettività sublimata dalla ricercata raffinatezza del linguaggio. In sostanza, la sua narrativa si sviluppa costantemente lungo una sottile linea di equilibrio tra culto dell’oggettività e slancio per la soggettività: un equilibrio, domato e infine conquistato, che costituisce l’asse portante della sua arte.
Testimonianza esemplare di questa temperie è il suo capolavoro, il romanzo “Bel-Ami” (1885), in cui la sfacciata esuberanza e l’accanita grinta del protagonista sono descritte – e l’integrazione è perfettamente riuscita – all’interno di un mondo dominato da un compassato formalismo e da un signorile decoro. Georges Duroy, nella Parigi della Belle Epoque, sogna l’ascesa sociale, ed è disposto a tutto pur di abbandonare la sua mansarda affacciata sulla ferrovia per entrare, “dalla porta principale”, nei salotti della buona società. Per realizzare questo obiettivo, sfrutterà anzitutto il suo fascino. Seduttore senza scrupoli, farà carriera nel giornale in cui lavora, anteponendo agli edificanti e valori delle relazioni umane la propria ambizione, sfrenata e insaziabile.
Di non minor pregio sono i racconti, in cui dominano i temi della solitudine, della vecchiaia, della follia, e del sempre evasivo discrimine tra il giusto e l’ingiusto. In tali racconti si muove e vibra un’umanità varia e multiforme, accomunata dalla divorante ansia di guadagnare riferimenti solidi e rassicuranti in un mondo magmatico, imprevedibile, “che corre veloce e a cui è estremamente difficile stare dietro”. Con il passare degli anni divenne egli stesso mentore di alcuni aspiranti scrittori ai quali rivolge questo invito nel momento in cui si mette mano a un racconto: “Bisogna guardare molto e pensare a ciò che si è visto. Occorre vedere e vedere giusto. Per vedere giusto intendo vedere con i propri occhi e non con quelli dei maestri. L’originalità di un artista si percepisce anzitutto nelle cose piccole, non nelle grandi”.
Additando l’esempio di grandi scrittori che avevano realizzato capolavori partendo da dettagli insignificanti, Flaubert, in realtà, parlava anche di sé stesso. Come spunto non servono grandi eventi per comporre grandi libri. La difficoltà consiste proprio nell’elevare a dignità d’arte il microcosmo, fino a farlo diventare macrocosmo, ovvero paradigma di una rappresentatività universale in cui ciascun individuo – tra le tenebre del male e la luce del bene – si possa riconoscere. Per superare tale difficoltà, uno scrittore – soleva dire Maupassant – deve essere bravo in matematica, ritenendo egli necessario evitare “le ispirazioni vaghe e fumose”. In merito, dichiarava che “l’arte è matematica” e che “i grandi e giusti effetti si ottengono con mezzi semplici e ben combinati”.
