Lungimiranza inquietante. Erano gli anni Trenta quando Agatha Christie scriveva uno dei gialli meno noti ma (a volte succede) più belli “Black coffee” (Caffè nero). All’inizio del racconto viene descritta la mattinata condotta – all’insegna dell’ozio e di una fastidiosa noia in mancanza di casi di omicidio in cui impegnare le proprie cellule grigie – da Hercule Poirot. Dopo aver fatto colazione con la consueta brioche e il consueto cioccolato caldo, l’investigatore belga (e non francese!) si dedica ad un’altra attività che è a fondamento della sua routine, la lettura del Times. Quando arriva alle notizie di politica internazionale è colto da un sentimento di depressione, indotta da quanto di brutto accade – anche questo elemento fa parte della consuetudine – nelle varie parti del mondo.
Tradendo il senso di un acuto lamento, nella consapevolezza che il peggio sarebbe dovuto ancora venire, Agatha Christie scrive: “That terrible Hitler had turned the German courts into branches of the Nazi party” (quel terribile Hitler aveva trasformato i tribunali della Germania in rami del partito nazista). Letta la notizia Poirot, dolente, sospira. I posteri sanno come poi è andata a finire. Tuttavia sembra che gli stessi posteri, a quasi un secolo di distanza, non abbiano compreso fino in fondo, o non compreso affatto, le possibili, letali conseguenze legate a derive di potere ed egemonie imperialiste, oggi di pressante attualità.
Chiamiamola pure ironia della sorte, ma fra tutti i giornali del mondo che denunciano questo perverso scenario c’è anche – e non poteva essere altrimenti – il Times.
Poirot, negli anni Trenta, aveva dovuto sfogliare alcune pagine del “Times” prima di arrivare, nella sezione internazionale, alla notizia di Hitler. Nel “Times” del 2025 e del 2026 certe notizie affini occupano – doverosamente – la prima pagina.
