Si manifesta, in particolare, in due quadri la passione di Piet Mondrian per gli alberi, elemento per eccellenza atto a definire il suo stretto legame con la natura. Uno dei massimi esponenti del neoplasticismo, l’artista olandese sia ne “L’albero rosso” (1909), sia in “Melo in fiore” (1912) applica i dettami della narrativa pittorica caratterizzante il movimento: un’apparente semplicità di composizione che, in realtà, tradisce un’articolata complessità di realizzazione. Nel primo quadro spicca un tronco nodoso e ruvido, chiazzato da striature rose che, sui rami nudi, sembrano piccole fiamme guizzanti. L’albero pare dapprima adagiarsi dolcemente a destra, assecondando linee ondose, poi protende le punte verso l’alto. A sinistra, invece, i rami accelerano la loro caduta, pronti al contatto con la terra. Con maggiore evidenza s’impone, nella seconda tela, il credo del neoplasticismo, che si specchia nell’utilizzo di sole linee verticali o orizzontali, tra loro incrociate. Trovano dunque terreno fertile, in questo ambito, i rami del melo che vanno a formare una sorta di griglia, pura ed essenziale. Il rosso, il blu e il giallo sono i colori usati nella composizione, gli stessi colori che dominano i quadri realizzati sotto l’egida del neoplasticismo. “Melo in fiore” riveste poi un ruolo rilevante perché costituisce una fase di passaggio tra la pittura figurativa e l’astrattismo, contraddistinta dall’assenza di chiaroscuri e di sfumature, a beneficio di un solo piano bidimensionale e di campiture piatte.
