Chiarezza, logica ed ordine sono i principi ispiratori della narrativa pittorica dell’artista francese Nicolas Poussin: si possono riscontrare, con significativa evidenza, nel quadro “Pastori dell’Arcadia” (1650). La composizione si caratterizza, anzitutto, per l’iscrizione “Et in Arcadia ego” – ricorrente nell’arte barocca e neoclassica – che sta a simboleggiare, al di là della traduzione letterale, sia la presenza della morte nel tempo e nello spazio, sia la transitorietà, di fronte alla morte, della gloria letteraria. E sulla tomba, che campeggia nella composizione, è riportata questa iscrizione, indicata a mo’ di monito, da uno dei pastori. La prima apparizione di questa espressione non si trova nell’antichità classica, ma in epoca moderna. Compare, infatti, nel quadro del Guercino (1618) intitolato appunto “Et in Arcadia ego”, nel quale due pastori fissano un teschio, posto su una maceria, recante l’iscrizione. I pastori di Poussin, di tradizione bucolica, hanno un aspetto vigoroso e robusto. Indossano, nel segno della classicità, una tunica e sandali. Due di loro portano intorno al capo una corona di foglie. I volti, dai lineamenti raffinati, echeggiano il profilo delle statue greche. Di pronunciata valenza classica è la figura della donna, la cui capigliatura è avvolta con un nastro e gentilmente raccolta in un panno chiaro. Idilliaca è la scena in cui è inserita la tela. La tomba è al centro di una zona circondata da alberi, mentre l’orizzonte è delimitato da una marcata linea di alte montagne. Spiccano poi le luminose nubi che solcano, corrugandolo, l’azzurro cielo.
