E’ intrigato Carlo Emilio Gadda dalle ragioni che determinano un rapporto contemplativo con il mondo esterno. In “Eros e Priapo” scrive: “La ferrovia, il ponte, la marina, il piroscafo sono amati come persone o esseri vivi perché rappresentano possibilità di vita dell’Io. Rappresentano un’estensione, una estrinsecazione delle possibilità gnostiche etiche fisiologiche dell’essere individuo”.
Il rapporto contemplativo si rafforza attraverso l’empatia, in virtù della quale lo scrittore ammette di essere animato da un acuto interesse per la sorte del prossimo: un interesse che si tinge di patologico. In “Giornale di guerra e prigionia” dichiara: “Un difetto grave da cui mi devo correggere è la calda simpatia per ogni mio simile, tanto più se sofferente o doloroso”.
Questa empatia è compensata dal suo carattere schivo, che lo porta ad essere incline alla solitudine, al ripiegamento interiore, fino ad approdare ad una sembianza di misantropia. Si definisce “inetto a cicalare con brio” e “alieno dalla mondanità”. Gadda frequenta le persone “con una certa fatica e con una certa titubanza”.
Nello scrittore, dunque, convivono in felice sintesi due anime: una sintesi non disturbata o inficiata da una pur vistosa, ma solo apparente, contraddizione.
