Conosce varie fasi il socialismo di Ignazio Silone, definibile come sensibilità vibrante e inquieta. Un socialismo – afferma la professoressa Giuliana Rigobello in un libro dedicato allo scrittore abruzzese – che si manifesta dapprima, negli anni dell’adolescenza, nella forma emozionale della simpatia per il povero; poi si esprime nell’adesione al marxismo (dottrina che gli sembrava abbracciasse la causa del diseredato e dell’oppresso) e nella lotta al fascismo. Dal 1927 al 1931 il socialismo passa attraverso il “ripensamento” del comunismo, sfociando nel ripudio radicale di ogni totalitarismo e di ogni ideologia, la quale uccide l’idea, anzi “la passione”.
In seguito, negli anni della guerra e del dopoguerra – spiega la Rigobello – il suo socialismo pare collimare con il socialismo riformista, sebbene sia proposto in forma autonoma, “rispettoso della religione” e forgiato secondo una visione che si adegui con efficace pragmaticità ai problemi del Paese. Infine esso si colloca in una posizione di strenua difesa della libertà e della dignità della persona contro qualsiasi tipo di oppressione, sia essa politica, economica, sociale. Quello assunto da Silone è un atteggiamento di “ininterrotto allarme”, teso a scorgere, per eventualmente denunciarle, “le insidie” da qualunque parte esse vengano e che possono covare – rileva la studiosa – anche entro sistemi “con apparenze del tutto benefiche”.
Le successive posizioni di Silone non sono segno di incertezza ideologica e di insicurezza di pensiero, tanto meno di voltafaccia: rappresentano, invece, momenti di un maturo e responsabile processo di chiarificazione di un ideale. Un processo che dapprima potrebbe risultare confuso, ma che poi progressivamente si decanta, liberando il suo nucleo di natura morale e religiosa. Scrive la Rigobello: “Si tratta di un vero ‘itinerarium in verum’, se non ’in Deum’, documentato nei romanzi e nei drammi, da ‘Fontamara’ a ‘L’avventura di un povero cristiano’, attraverso una penetrante esplorazione della propria storia”. Il socialismo di Silone è dunque sorretto da una salda coscienza morale e sostanziato di religiosità cristiana. Il suo ideale socialista, infatti, si identifica – dichiara la studiosa – con l’esigenza di estendere alla sfera pubblica i principi che presiedono nella contrada nativa all’etica familiare, limpida e onesta.
