Tra l’istanza della vita e la sentenza della morte s’insedia quella “condizione anarchica” che costuituisce, secondo il critico Carlo Salinari, la cifra d’elezione dell’arte pirandelliana. Da questa condizione, che caratterizza l’identità e il ruolo dell’uomo moderno, deriva il motivo della sconfitta, solo pallidamente marginale nell’alveo della reboante retorica dannunziana. In Pirandello, invece, esso riveste una funzione centrale, alla luce del continuo scacco subito dall’individuo incapace di stabilire un rapporto sereno e costruttivo con il mondo. Di conseguenza il motivo della sconfitta – nella lucida e spesso cinica ottica pirandelliana – assume il profilo di una condanna tanto crudele quanto inappellabile.
Di riflesso, sottolinea Salinari, s’impone l’altro motivo, quello della natura, come condizione di vita che si contrappone alla società. Quanto questa è caotica, tanto quella è organica; quanto l’una è angosciata nella propria inconsapevolezza, tanto l’altra è “semplice, ignara e felice”. I due termini tra i quali si dibatte la crisi della coscienza contemporanea si riscontrano, dunque, in Pirandello: una crisi rappresentata dall’interno.
Nell’ambito della reazione spiritualistica che si sviluppa in Italia nell’ultimo decennio dell’Ottocento e nel primo decennio del Novecento, lo scrittore occupa “un posto a parte” perché è l’unico che delle ragioni profonde – storiche, sociali e culturali – di quella reazione ebbe una chiara consapevolezza. In Pirandello, precisa Salinari, non c’è la classica, e talora stereotipata, denuncia di una società ingiusta e crudele: in tale senso, egli è fuori dell’arte realistica ottocentesca e partecipe dell’involuzione decadente. Ma vi è in lui la coscienza della condizione anarchica dell’individuo, la quale, se non consente “lo scatto ribelle”, tuttavia fornisce l’amara e sfiduciata constatazione dell’assurdità della vita e dell’impossibilità di cambiarla. In quest’ottica, sottolinea il critico, Pirandello si qualifica a pieno titolo come scrittore di opposizione (in linea con le istanze proprie dei movimenti del surrealismo e dell’espressione allora furoreggianti in Europa), che nella strenua tensione di capire il mondo, ne smonta e sviscera le dinamiche, senza pretendere, e tantomeno simulare, parvenze di riscatto o sembianze di catarsi.
