Sfoggiò la saggezza, e la pazienza, di aspettare che svaporasse la spumeggiante parabola dannunziana prima di fare il suo ingresso nello scenario letterario per esporre ed imporre una dimensione narrativa sobria e ponderata, non inficiata da gonfiezze barocche e da spasmi esornativi, e incentrata non sulla figura del superuomo, ma dell’inetto. E’ il giudizio di…
